Spaziviolenti è un workshop di autocostruzione in carcere che si è svolto da ottobre 2014 a ottobre 2015 nella Casa Circondariale “Lorusso e Cutugno” di Torino.

Durante il corso di un anno, un gruppo di 27 studenti ed ex studenti afferenti a due dipartimenti universitari, Dipartimento di Architettura e Design del Politecnico di Torino e Dipartimento di Giurisprudenza dell Università degli Studi di Torino, ha ripensato due aree del carcere:

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Co-progettando gli interventi insieme all’amministrazione penitenziaria, ai detenuti e agli operatori sociali della struttura, è stato possibile soddisfare le esigenze di tutti i soggetti coinvolti nella riqualificazione delle due aree.

La prima fase di co-progettazione, che ha visto un impegno di alcuni mesi di studio del gruppo di studenti ed un workshop interdisciplinare, si è conclusa nel maggio 2015 con la presentazione del progetto di riqualificazione al Direttore della Casa Circondariale Domenico Minervini.

La seconda fase di prototipazione e realizzazione degli spazi (tra giugno e ottobre 2015) ha coinvolto 19 studenti ed ex-studenti di architettura e design, 18 persone detenute e 5 agenti della polizia penitenziaria. Alcune attività sono proseguite da Ottobre 2015 a Giugno 2016, alla vigilia dell’inaugurazione, coinvolgendo anche 12 donne detenute nella sezione femminile del carcere, attraverso il Laboratorio Mnemosine per la produzione delle tende ombreggianti.

Il principale obiettivo dell’intervento è stato quello di garantire uno spazio di qualità a coloro che vivono il carcere, senza distinguere tra lavoratori ed ospiti, e un uso dello spazio vario e di libera interpretazione da parte degli utenti della struttura, pensando alle esigenze di detenuti, familiari e operatori. Inoltre, il progettoha voluto rispondere alle reali esigenze d’uso, manutenzione e gestione degli spazi attraverso l’utilizzo di tecnologie robuste ed il più possibile durevoli.

Come realizzare un workshop di autocostruzione in carcere?

Il workshop di autocostruzione in carcere spaziviolenti, è stato finanziato con i fondi per la progettualità studentesca del Politecnico di Torino, con lo stanziamento di 29.000 euro per l’acquisto di materiali e il noleggio delle attrezzature necessarie al progetto.

Spaziviolenti si è avvalso del contributo di diverse realtà attive in ambito carcerario e sociale:

Inoltre, l’Assessorato all’Ambiente della Città di Torino ha donato alcune piante e una fontana toret per la nuova area colloqui all’aperto.

La nuova area colloqui all’aperto è stata dedicata alle undici vittime dell’incendio del 3 Giugno 1989 scoppiato nel carcere di Torino.

Spaziviolenti: molto più di un workshop

Il workshop Spaziviolenti è stato un percorso generativo che ha coinvolto, attraverso un workshop di autocostruzione, studenti, neolaureati, detenuti e personale di sorveglianza. Persone che insieme hanno acquisito nuove competenze, attraverso il reciproco scambio di saperi e abilità, di fronte alla necessità di rispondere efficacemente alle reali esigenze d’uso, manutenzione e gestione degli spazi.

CAPACITY BUILDING 

Per gli studenti e i neolaureati, si è trattato di un confronto diretto con la realizzazione dell’intervento architettonico in un contesto di reale necessità. Per i detenuti e per l’amministrazione penitenziaria si è trattato di conoscere e praticare l’autodeterminazione dei propri spazi di vita. Per tutti ha significato la condivisione di risorse, principalmente in termini di capacità.

AUTODETERMINAZIONE

Chiunque è in grado di costruire qualcosa, quando viene messo nelle condizioni per farlo. Attraverso il workshop di autocostruzione in carcere Spaziviolenti, è stato sperimentato un agire per responsabilizzare coloro che quotidianamente abitavano quello stesso ambiente. Se lo spazio viene costruito ad opera di persone non specializzate, l’esigenza di robustezza dell’intervento è assolta attraverso l’adattabilità del progetto alle capacità di coloro che lo costruiscono.

RIUSO

Tenendo presente che in contesti di maggiore scarsità vi è una maggiore domanda di progetto, questo agire progettuale si pone come risposta alla marginalizzazione dell’architettura, degli architetti e degli spazi. Al centro del progetto emerge la dimensione politica del progetto, quale capacità di risolvere collettivamente problemi e strumento di ridistribuzione di diritti e risorse. A fronte della scarsità di risorse che caratterizza l’ambito del carcere, è stato fondamentale applicare il riuso dei materiali di scarto: oltre il 50% dei materiali utilizzati negli interventi derivano, infatti, da cantieri interni di demolizione della Casa Circondariale.

CULTURA

L’intento del percorso è stato di praticare l’architettura come narrazione: accompagnando lo sviluppo di pratiche per la riqualificazione e introducendo la cultura dello spazio all’interno del carcere.

Credits

Dipartimento di Architettura e Design, Politecnico di Torino

Dipartimento di Giurisprudenza, Università degli Studi di Torino

Referenti scientificiProff. Paolo Mellano, Marco Vaudetti, Claudio Sarzotti, Cecilia Blengino, Arch. Valeria Bruni, Dott. Michele Miravalle, Dott.sa Silvia Mondino

ProgettistiValeria Bruni, Giulia Cerrato, Mauro Crescenzo, Irene Cossu, Dimitris Michele Daniele, Claudia Fioretti, Valerio Fogliati, Giulia Fulizio, Anna Gagliardi, Marta Grignani, Isabella Laura La Rocca, Stefania Manzo, Angelica Pasteris, Attilio Piano, Jose Luis Mesias Reyes, Damiana Cosimina Rullo, Jacopo Scannapieco, Stefano Scavino, Martina Sciolis, Francesco Arese, Nicoletta Giordano, Roberta Paolotti, Roberta Pennisi, Simona Portu, Federica Rossini, Valentina Scimone, Lorenzo Tannoia

Attori coinvolti:

© fotografie e video a cura di Attilio Piano


Fasi di realizzazione

  • Fase di co-progettazione: ottobre 2014 / maggio 2015
  • 1° Fase di costruzione: giugno 2015 / luglio 2015
  • 2° Fase di costruzione: ottobre 2015 / giugno 2016
  • Inaugurazione: 17.06.2016

 

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